10° Triathlon Sprint di Chioggia – 12/09/2010
- 13 September 2010
La partenza delle prime batterie è per le 14 ma arrivo comunque verso le 9 per evitare la “malloppa” dei bagnanti della domenica – per l’occasione, assolata.
E non sono il solo, visto che praticamente già alle 9.30 tutti i triatleti sono sul posto, a lustrare pettorali e quadricipiti per il campionato nazionale di società.
Nutrita la pattuglia di triatlete alla partenza, determinate e sorridenti.
L’atmosfera è amichevole e rilassata, nonostante sia in ballo il titolo nazionale società della distanza. Si fa colazione ai Bagni Sirenella e si parla. Il tempo passa.
I miei compagni di squadra mi osservano confusi, chiedendosi come sia capitato, là con loro, un sardo-siculo-friulano neo-iscrittosi al Triathlon Treviso…in pochi minuti le loro certezze geografiche svaniscono
!
Dopo la lunga fase di allestimento zona cambio – che per quanto mi riguarda richiederà studi e ricerche accademiche, anche a causa della severità dei giudici che nella triplice raggiunge livelli ossessivi – ci si trasferisce in spiaggia, tra le famigliole in vacanza che osservano un po’ incuriosite un po’ inorridite queste centinaia di individui con cuffie, microchip e occhialini che trepidano per cacciarsi in acqua.
Al via, parto con la 4^ batteria ed è subito tonnara. I primi 300 metri hanno proprio l’effetto della mattanza dei tonni, con schiuma selvaggia e botte da orbi. Manate in faccia, calci nelle costole, si fa fatica e tenere la linea dritta verso la boa. Per questo decido di defilarmi verso il largo per evitare un’inopportuna rissa d’altomare. Prendo quindi il mio ritmo e vado tranquillo, anche se nuoto svariati metri in più per aver infilato una traiettoria errata…
All’uscita dall’acqua, con la zona cambio moooolto lontana, la fatica si sente ma il tifo è talmente sfrenato e rumoroso (e qui il podismo ne avrebbe da imparare…) che l’adrenalina sale alle stelle e corro in volata verso la bici. Casco, occhiali, scarpe da bici e trascino la mia Felt verso la strada correndo con le placche sino all’asfalto, rischiando più volte d’inciampare sul tappeto sintetico.
Il circuito è breve, 7 km da ripetere tre volte alla massima velocità. Faccio il primo giro da solo, tenendo un buon ritmo visto che le gambe rispondono. Al secondo mi infilo in un gruppone che vola a medie altissime. La scia mi fa raggiungere velocità spaventose, bellissime sensazioni ma tanta fatica.
Finiti i tre giri, scendo dalla sella e claudicante per un accenno di crampo al quadricipite vado verso zona cambio. Riposiziono bici, levo il casco e le scarpette, e col mio body fradicio di acqua marina e sudore inforco le Lunarglide per l’ultima frazione di corsa… nella quale dovrei dettar legge, essendomi risparmiato a Buttrio, ma avendo tirato come un ossesso prima sono a corto di elettroliti e a rischio crampi.
Parto quindi piano, sui 5/km e a metà, dopo aver bevuto l’impossibile e scaraventato a terra una ragazza dello staff che attraversava senza guardare, accelero per quanto posso, terminando l’ultima frazione. Felice, assetato, affamato, esaltato.
Un’ultimo Sprint e la stagione 2010 swim-bike-run per me finirà. E lascerà spazio agli asfalti delle lunghe distanze di corsa invernale. Quelle che fanno paura, ma sono il nostro pane quotidiano!
